Bestia¶
Aspetto¶
A prima vista, Bestia è l’incarnazione degli incubi dei coloni ambriani: un colosso di muscoli e cicatrici, una montagna di carne orchesca che torreggia su chiunque. Le sue braccia sono un reticolo di segni bianchi — ricordi di frustate e ferite di catene — e il suo collo porta il solco profondo, quasi perenne, di un collare di ferro. Tuttavia, basta incrociare il suo sguardo per avvertire un cortocircuito emotivo. I suoi occhi non hanno la ferocia tipica della sua razza; sono grandi, chiari, riflettono una vulnerabilità infantile e una profonda, ingenua gentilezza. I suoi folti dreadlock neri sono curati con una dedizione quasi maniacale, adornati da anelli e perline colorate: piccoli tesori raccolti lungo la strada, che custodisce con la gelosia di un bambino.

Il Vuoto e la Furia¶
Bestia è "nato" dal fango e dal silenzio del Davokar. Non ha ricordi prima del giorno in cui, affamato e confuso, emerse dalla foresta. I suoi unici momenti di vera pace li ha vissuti nella fattoria di Peonio ed Erlinda, dove la vita era semplice: arare i campi, mangiare zuppa calda, sentirsi dire "bravo". Per lui, quello era il paradiso. Ma il mondo esterno non è fatto per i buoni di cuore. Un episodio di bullismo in una taverna ha risvegliato qualcosa che Bestia non sapeva di avere: una Furia interiore, un blackout rosso sangue che lascia dietro di sé solo detriti e gemiti.
Da quel giorno, la sua vita è stata un susseguirsi di catene:
La Miniera: Dove è diventato "Bestia", l'ingranaggio vivente di una ruota di estrazione, finché un atto di crudeltà verso un compagno non ha scatenato di nuovo il mostro interiore.
Le Fosse: Venduto come gladiatore, ha imparato che agli uomini piace vedere il sangue. Bestia però non combatte per odio; combatte perché "così dicono di fare", chiudendo gli occhi finché il rumore della folla non sparisce e lui si ritrova di nuovo solo, sporco di fumo e rimpianto.
Dopo l'ennesimo blackout sanguinoso che rase al suolo le Fosse dei Gladiatori, Bestia non fuggì verso la civiltà, ma verso l'unico luogo che sentiva "suo", pur non comprendendolo: il Davokar. Vagò per settimane come un animale ferito, nutrendosi di radici e piangendo sotto la pioggia, finché non incappò nei confini di un clan barbarico.
Il Giudizio del Consiglio¶
I barbari lo videro per quello che appariva: un'arma vivente, una forza della natura troppo instabile per essere integrata. Le cicatrici da schiavo e la furia che emanava dai suoi pori inquietavano persino i guerrieri più temprati. Il Consiglio dei Saggi fu unanime: “È un guscio vuoto riempito di rabbia. Se rimane, porterà la corruzione tra noi. Scacciatelo o abbattetelo.”
L'Incontro con Ro¶
Fu allora che Ro, una mutaforma dai modi spicci e l'anima selvatica, fece un passo avanti. Lei, che passava più tempo in forma animale che umana, vide oltre il sangue sulle nocche di Bestia. Riconobbe lo sguardo di una creatura smarrita, un predatore che non voleva esserlo. Senza dire una parola, poiché il linguaggio degli uomini le è estraneo quanto quello degli spiriti, Ro si pose tra le lance dei guerrieri e il gigante.
Con un gesto che gelò i presenti, Ro appoggiò la mano sul petto martoriato dell'orco. Bestia, che si aspettava un colpo, tremò, ma non reagì. Il Consiglio cedette, a un patto: Ro sarebbe stata la sua custode. Se Bestia avesse ucciso ancora per errore, il sangue sarebbe ricaduto sulla testa della mutaforma.
Due Metà di uno Stesso Destino¶
Ora, Bestia e Ro sono inseparabili. La loro è una simbiosi strana e bellissima:
Ro è la mente e i sensi: Lei guida Bestia attraverso i pericoli della foresta, usa il suo istinto e le sue trasformazioni per scovare minacce. È lei a "calmare" l'orco quando sente la nebbia rossa salire, riportandolo alla realtà con un semplice contatto o uno sguardo.
Bestia è la forza e lo scudo: Lui protegge il corpo minuto (o le forme animali) di Ro con una devozione assoluta. Per lui, Ro è la voce che non ha, la famiglia che ha perso nella fattoria di Peonio, l'unica ragione per non lasciarsi andare completamente all'abisso.
Bestia non è più uno schiavo, né un gladiatore. È il braccio armato di un'anima libera. Insieme, sono un unico essere: uno che vede, l'altro che agisce.