Alleanze nell'Ombra: Trattative a Forte Cardo¶
Il sole di Forte Cardo filtrava pallido tra le nuvole basse quando il gruppo si ritrovò a discutere il da farsi, ancora segnato dalle fatiche del viaggio e dal peso della corruzione che gravava su alcuni di loro come una seconda pelle. Le casse erano state affidate a un magazzino custodito, pagate tre scellini per la sicurezza del deposito, e con esse era rimasto anche il segreto oscuro che contenevano. Liberarsi di quel carico, almeno temporaneamente, aveva alleggerito i corpi ma non le menti: il problema dei Vearra e del loro commercio di anime corrotte restava aperto come una ferita.
La decisione fu presa in fretta: prima il sindaco Nottefonda, poi l'Ordo Magica. Bisognava capire come si muoveva la città, chi aveva perso potere e chi lo aveva guadagnato, e soprattutto come muoversi senza diventare bersagli prima ancora di aver agito.
Il Palazzo del Sindaco¶
Le guardie del palazzo riconobbero il gruppo senza difficoltà. Forte Cardo era una città di frontiera, il punto di partenza di ogni spedizione verso Davokar, e i volti di chi tornava dalla foresta, segnati, mutati, a volte irriconoscibili, erano una vista comune. Eppure il gruppo che si presentò quel mattino aveva qualcosa di diverso: Bestia portava i segni della corruzione sul corpo con la stessa naturalezza con cui un soldato porta le cicatrici di guerra, e Ro emanava qualcosa di sottilmente alterato, come se l'aria intorno a lei avesse cambiato sapore. Le guardie li fecero accomodare nella sala principale senza fare troppe domande.
Mentre aspettavano il loro turno, sentirono il via vai di funzionari e mercanti, il brusio di una città che cercava di tenere il passo con la propria crescita. Poi uscì dallo studio un omino di statura insolitamente bassa, non un goblin, ma quasi e fu il loro turno.
Lo studio del sindaco era più affollato di quanto lo ricordassero. Nuove librerie erano state aggiunte lungo le pareti, e altri collaboratori si muovevano silenziosi in una stanza adiacente, scartabellando documenti. Nottefonda era in piedi dietro la scrivania, intento a consultare delle carte. Alzò lo sguardo quando entrarono, e il suo viso tradì un misto di riconoscimento e stanchezza.
"Vi vedo diversi dall'ultima volta," disse, posando i fogli.
"Il tempo trascorre per tutti, Sindaco," rispose Samar, con quella voce bassa e diretta che non lasciava spazio a fraintendimenti. "E il suo trascorrere porta modifiche."
"Vi vedo più provati," precisò Nottefonda. "Sono stati giorni impegnativi, immagino."
"Anche la città è diversa," osservò Ro, guardandosi intorno.
Il sindaco aveva la barba sfatta e gli occhi di chi dorme poco. La pressione di Forte Cardo si faceva sentire su di lui in modo visibile: la città stava diventando sempre più un centro nevralgico, e con la crescita arrivavano le complicazioni. Tra queste, evidentemente, c'era anche la questione dell'ingresso in città, per cui il gruppo aveva dovuto pagare nonostante i servigi resi in passato.
Ro fu la prima a sollevare la questione, con la franchezza tagliente che la contraddistingueva. "Perché non abbiamo più il diritto di entrare liberamente? E soprattutto, subodoro che questa cosa sia dovuta al fatto che tu non hai più il potere che avevi prima, se c'è qualcuno che può sovvertire quello che hai deciso."
Nottefonda incassò la frecciata senza scomporsi del tutto. "Ci sono delle regole che possono cambiare. Ci sono delle leggi che vanno fatte rispettare. E a volte queste leggi cambiano."
"Quanto ti hanno pagato i Vearra per fare questa cosa?" chiese Ro, fissandolo negli occhi.
Un silenzio pesante calò nello studio. Il sindaco fece uno sguardo infastidito, poi si raddrizzò. "Questa cosa dei Vearra sta un po' sfuggendo di mano, mi sembra. Da dove è uscito questo nome? Che cosa sapete dei Vearra?"
"Che sono una famiglia molto potente," disse Ro. "Che gestiscono molti affari. Anche non proprio positivi. E sono più o meno intoccabili."
"Siete venuti a dirmi cose che so già?"
Fu Corus a intervenire, con la sua consueta concisione: "Veramente siamo venuti a chiederti perché abbiamo pagato l'ingresso. Per cominciare."
Nottefonda aprì un cassetto con una chiave, tirò fuori un sacchetto e lo posò sulla scrivania. Restituì la cifra pagata per l'ingresso, dichiarando che per il momento erano in ordine. Le regole, per loro, sarebbero state diverse, almeno per quanto dipendeva da lui. Ma era chiaro che non era solo lui a decidere.
Samar prese la parola con tono misurato, scegliendo le parole con cura. Spiegò che alcune importanti compagnie commerciali li avevano ingaggiati per una consegna, ma che a metà viaggio era stata aggiunta una tappa imprevista: consegnare il carico a un nobile di Forte Cardo. E che lungo la strada avevano scoperto che il contenuto di quelle casse era ben più pericoloso di quanto fosse stato loro comunicato.
"Pare che queste persone utilizzino della magia proibita per creare delle specie di schiavi a loro servizio," disse Ro, con voce piana. "Questo è un tipo di cose che va un po' al di là di quello che ci piace trattare."
Nottefonda si voltò verso la finestra. Rimase immobile per lunghi secondi, guardando fuori. Poi si girò di nuovo verso di loro. "Mettiamolo in questo modo. Quello che posso fare, di sicuro non è cambiare leggi così da un giorno all'altro. Ma posso fare due cose per voi."
La prima: una copertura legale, la sospensione del contratto con Morian per le irregolarità emerse. La seconda, e più importante: organizzare un incontro diretto con Doven Vearra, il membro della famiglia a cui era destinato il carico.
"Voglio che usiate la cortesia che vi ho dato per non riconsegnarmi Doven a un cumulo di carne," disse il sindaco, con una franchezza insolita. "Vorrei piuttosto una confessione. Doven è qualcuno abituato a eseguire gli ordini, vuole farsi strada nella famiglia. Probabilmente potrebbe cedere, se gli si spiega per filo e per segno di cosa si tratta davvero."
Yra, che aveva ascoltato in silenzio fino a quel momento, si alzò. "Io ero parte di questo meccanismo," disse, con una voce che portava il peso di qualcosa di difficile da nominare. "Ma loro mi hanno dato una speranza. E ora devo aiutarli a fermare questo traffico."
Nottefonda la guardò a lungo. Poi disse che avrebbe organizzato l'incontro. Consigliò anche, con una certa insistenza, di farsi vedere dall'Ordo Magica: sapeva che il gruppo aveva dei contatti lì, e li esortò caldamente a usarli. Quanto ai Vearra, erano sempre stati presenti a Forte Cardo, ma negli ultimi mesi avevano espanso il loro mercato in modo preoccupante.
"Cercate di mantenere un basso profilo," disse infine, guardando prima Bestia, poi Ro. "I problemi sono soliti seguirvi."
"Già," ammise Ro.
Lasciarono il palazzo del sindaco con un lasciapassare per l'incontro con Doven Vearra e qualche risposta in più, anche se non tutte quelle che avrebbero voluto. La città sembrava più tesa di quanto la ricordassero, come se qualcosa sotto la superficie stesse premendo verso l'alto, cercando uno sfogo.
L'Ordo Magica¶
Le porte dell'Ordo Magica erano spalancate, come sempre. Il gruppo le attraversò con la familiarità di chi conosce il posto, anche se l'ultima visita aveva lasciato tracce che nessuno di loro aveva dimenticato del tutto. Godol era al suo posto, immutabile come una roccia, chino sulle sue carte con la stessa espressione di chi non ha mai avuto tempo da perdere e non intende cominciare adesso.
"Buongiorno!" disse Samar, con un tono che cercava di essere cordiale.
Godol alzò appena lo sguardo. "Avete un appuntamento?"
"No, ma dobbiamo prenderne uno urgentemente," rispose Samar. "Come forse può notare, alcuni di noi hanno qualche problema."
Il portinaio li fissò un momento, poi posò la penna. "Ho capito chi siete. Aspettate nel giardino. La Maestra è occupata con un esperimento importante."
Il giardino dell'Ordo Magica era un luogo strano, anche per gli standard di Forte Cardo. Le piante crescevano in modo innaturale: radici che sembravano sfidare la gravità, foglie che si piegavano verso il basso come se cercassero qualcosa nel terreno invece che nella luce. Ro si avvicinò ad alcune di esse con curiosità professionale, tirando fuori il suo taccuino. Alcune le riconobbe, o almeno riconobbe qualcosa di familiare in esse, come se fossero versioni alterate di specie che conosceva — mutate non dall'alchimia, ma da qualcosa di più profondo e meno comprensibile. Le disegnò con cura, annotando le differenze.
Bestia, nel frattempo, aveva esaurito la sua pazienza in tempi record. Tornò alla portineria, si avvicinò a Godol e gli chiese quando sarebbe arrivata la Maestra. Godol non si voltò nemmeno. "Puoi fare qualcosa per me," disse. "Tornare in giardino."
Bestia tornò in giardino. Aspettò altri cinque minuti, che per lui equivalevano a un'eternità. Poi, proprio mentre stava per alzarsi di nuovo, una porta si aprì e ne uscì Euphrinda.
La Maestra dell'Ordo Magica di Forte Cardo aveva i capelli leggermente scompigliati, come se l'esperimento a cui si era dedicata avesse richiesto più concentrazione del previsto, ma il suo sguardo era acuto e presente come sempre. Si sistemò una ciocca e li guardò uno per uno, soffermandosi in particolare su Ro e su Bestia.
"Vi vedo diversi dall'ultima volta," disse, con un tono che era insieme osservazione scientifica e qualcosa di più personale.
"Era peggio di così," disse Bestia indicando Yra, con la sua consueta economia di parole. "Ma io ero meglio. Ora è così, per entrambi."
Euphrinda si avvicinò ad Yra, che aveva seguito il gruppo in silenzio. La guardò con attenzione, poi allungò le mani ai lati della sua testa senza toccarla. Un bagliore verdastro, tenue e inquietante, si accese per un momento. Yra si scostò istintivamente.
"Sento che c'è un legame tra voi due," disse Euphrinda, guardando Bestia. "Qualcosa di più oscuro della magia ordinaria. Che cosa vi è successo?"
"I Custodi del Giuramento Verde hanno detto che bisognava spezzare il cerchio. Serviva qualcuno di forte fisicamente. Mentre loro cantavano, io tenevo la mano di Yra."
Ro aggiunse i dettagli che mancavano: il commercio di persone ridotte in schiavitù attraverso rituali di corruzione, le casse, la liberazione di Yra, il prezzo pagato da Bestia per spezzare il legame che la teneva prigioniera. Samar completò il quadro con le informazioni sui Vearra e sul modo in cui questo traffico sembrava destabilizzare l'equilibrio di Davokar.
Euphrinda ascoltò tutto senza interrompere. Quando il racconto fu finito, rimase in silenzio per qualche secondo. "Questa è stata una leggerezza da parte di persone ignoranti," disse infine, "e questo è perdonabile una volta. È stata solo fortuna, probabilmente la vostra, che ne siete usciti meglio di quanto poteva andare."
Poi propose uno scambio: in cambio di un resoconto dettagliato di tutto ciò che avevano visto e vissuto, i simboli, i rituali, i Custodi, il cerchio, avrebbe stabilizzato la loro condizione. Non poteva cancellare la corruzione permanente, non in tempi brevi: ci sarebbero volute settimane di lavoro intenso per quello. Ma poteva attenuarne i segni visibili e limitarne gli effetti più immediati.
Il gruppo accettò. Euphrinda fece preparare una sala apposita e li tenne lì per un paio d'ore, durante le quali un rituale di purificazione venne eseguito con la precisione metodica che contraddistingueva l'Ordo Magica. Alla fine, gli occhi di Ro avevano perso quasi del tutto la loro luminescenza innaturale, restava solo un lieve bagliore, come la brace sotto la cenere e l'aria intorno a Bestia era diventata meno pesante, i vapori corrotti che lo avvolgevano ridotti a qualcosa di appena percettibile.
Nel frattempo, Samar aveva posto le domande che gli premevano di più: quali erano le attività dei Vearra in città, dove avevano le mani in pasta, cosa possedevano. Euphrinda rispose con la precisione di chi ha tenuto d'occhio i propri concorrenti per anni. I Vearra avevano diversi palazzi nel quartiere commerciale, magazzini, controllo su parte delle merci in entrata e in uscita dalla città. Uno dei loro edifici principali ospitava anche notai e banchieri, il che significava connessioni con le strutture di potere più formali di Forte Cardo. Avevano contatti da Forte Cardo fino a Yndaros, e probabilmente oltre.
"Di certo questo che mi avete raccontato sulla famiglia Vearra temo che ci sia più di quello che si veda al di sotto," disse Euphrinda, con tono riflessivo. "È una famiglia influente, certo, ma avere accesso a queste conoscenze non è così facile per un mercante. Ci deve essere qualcos'altro sotto."
Quanto ai Custodi del Giuramento Verde, la Maestra li descrisse come un ordine non troppo antico, fondato circa trecento anni prima da qualcuno che aveva avuto la fortuna, o la determinazione, di ritrovare testi antichi nelle profondità di Davokar. Un ordine nato per proteggere l'equilibrio della foresta, ma che col tempo aveva deviato da quella missione originaria, almeno in parte. "Alcune persone lo fanno in buona fede, perché così gli è stato detto," disse. "Ma sono sicura che ai piani alti ci sia molto più di quello che sanno le persone che avete incontrato."
Il suo consiglio finale fu chiaro: tenersi alla larga dai Custodi, per quanto possibile. E usare l'incontro con Doven Vearra per raccogliere informazioni, non per fare vittime.
La sera scendeva su Forte Cardo quando il gruppo si avviò verso la locanda del Veneco, portando con sé qualche risposta in più, qualche alleanza fragile e la certezza che il giorno seguente avrebbe portato con sé un incontro che nessuno di loro poteva permettersi di sbagliare.