Il Peso dei Cerchi Spezzati¶
Ritorno al Villaggio¶
Il sole filtrava obliquo tra i rami quando il gruppo fece ritorno al limitare del villaggio, portando con sé il peso di ciò che era accaduto al cerchio di pietra. Lys camminava davanti a loro, silenziosa, come se il fardello della sua colpa avesse già cominciato a curvarle le spalle. Le guardie che perlustravano il perimetro li riconobbero subito: Ro e Bestia erano tornati, e non erano soli.
Ro si fece avanti con passo deciso, scambiando il saluto di rito con le sentinelle. Orak rimase qualche passo indietro, gli occhi che si posavano di tanto in tanto su Bestia con un'espressione che mescolava preoccupazione e qualcosa di più difficile da nominare. La corruzione che aveva assorbito durante lo scontro con la creatura del cerchio aveva lasciato il segno: due punti permanenti incisi nell'anima come cicatrici che non si sarebbero mai del tutto chiuse.
Bestia, dal canto suo, sembrava quasi ignaro del disagio che suscitava negli altri. Si era già guadagnato l'attenzione entusiasta di alcuni bambini del villaggio, che gli correvano intorno come se fosse un gioco ambulante piuttosto che un guerriero segnato dalla corruzione. L'odore di zolfo che lo accompagnava era sottile ma inconfondibile per chi sapeva cosa cercare.
Ro condusse il gruppo all'abitazione del capovillaggio senza indugi. Bussò e attese, poi entrò quando le fu detto di farlo. Suo padre era lì, e il suo volto si aprì in un sorriso genuino alla vista della figlia, anche se le sopracciglia si alzarono leggermente nel notare quanto presto fosse tornata.
"Ro, che bella sorpresa"disse, abbracciandola. "Come mai sei tornata così presto?"
Ro ricambiò l'abbraccio con calore, ma il suo viso era serio quando si scostò.
"Ci sono state vicende insolite, padre. Stanno corrompendo le persone: ladri, truffatori, gente che non ha più nulla da perdere. Li trasformano in schiavi, corrotti e legati a qualcosa di più grande. Usano i cerchi di pietra nella foresta, quelli antichi. Qualcuno ha trovato un rituale, un modo per trasformare le persone e venderle. E tutto questo è in mano a una ricca famiglia di Forte Cardo".
Il capovillaggio rimase in silenzio per un momento, il volto che si faceva più grave.
"Dalla città non esce mai nulla di buono "disse infine, con la voce di chi ha visto abbastanza del mondo da non stupirsi più.
"Già" concordò Ro. "E adesso siamo rimasti coinvolti anche noi."
Spiegò della scissione all'interno dei Custodi del Giuramento Verde: una fazione fanatica che aveva pervertito i cerchi, un'altra che cercava di contrastare il danno fatto. Menzionò Lys, la traditrice che attendeva fuori, e Aira, la donna che avevano liberato temporaneamente dalla corruzione. Poi, con una pausa che pesava come pietra, parlò di Bestia.
"Ha assorbito parte della corruzione che portava quella creatura" disse. "Non lo abbandoniamo. In nessun caso."
Il capovillaggio la guardò a lungo.
"E credi sia saggio portare al villaggio qualcuno in quello stato?"
"È responsabilità mia" rispose Ro, con la semplicità di chi non cerca giustificazioni. "Come sempre."
La Saggezza degli Anziani¶
La strega del villaggio arrivò poco dopo, chiamata dalla voce che si era sparsa tra le tende. Quando si avvicinò al gruppo, si fermò di colpo, come se avesse camminato contro un muro invisibile. Portò una mano alla tempia, chiuse gli occhi per un istante, poi li aprì e guardò Bestia con un'espressione che non era giudizio, ma qualcosa di più antico e più triste.
"Che cosa ti è successo, figlio?" chiese.
"Mi sono fidato" rispose Bestia, con una semplicità disarmante.
La strega non disse altro. Si avvicinò a lui, gli posò le mani sulle ferite ancora aperte, e qualcosa di caldo e silenzioso passò tra le sue dita e la carne lacerata. Bestia sentì le ferite fisiche chiudersi, il dolore acuto dissolversi in un fastidio sordo. Le cicatrici della corruzione, però, rimanevano dove erano.
Taron, il sacerdote dei Custodi, era presente anche lui, con l'aria di chi sa di dover rispondere di qualcosa ma non sa ancora esattamente di cosa. Il capovillaggio lo guardò con la stessa attenzione riservata a un ospite inatteso.
Quando tutti furono riuniti, il capovillaggio parlò. La sua voce era misurata, priva di accuse, ma ogni parola aveva il peso di chi conosce la foresta da una vita intera.
"I cerchi cosiddetti spezzati non si chiamano così a caso" disse. "Sono spezzati perché sono stati i primi a essere attaccati da una corruzione ben diversa da quella che esiste oggi. In questo preciso momento, questi cerchi sono parte della difesa del limite della foresta. Contengono la corruzione. Rompere il legame con il Guardiano significa indebolire il perimetro."
Ro sentì qualcosa stringersi nel petto.
"Quindi quello che abbiamo fatto..."
"La corruzione del luogo è dispersa" disse il capovillaggio. "Ma si sarà raccolta più potente altrove. La corruzione non si può distruggere. Si può soltanto spostare."
Taron abbassò la testa. Bestia lo guardò con gli occhi di chi è stato ingannato non per malevolenza, ma per ignoranza, e in qualche modo questo rendeva la cosa ancora più difficile da digerire.
"Pensavamo di sapere quello che stavamo facendo" disse Taron, con voce piatta.
"Forse è il caso che i Custodi riequilibrino il loro sapere" disse il capovillaggio, senza crudeltà. "La conoscenza e le azioni senza la conoscenza sono due cose che non vanno di pari passo."
Poi si voltò verso tutti loro, e la sua voce si fece più morbida.
"Figli, qual è il vostro prossimo passo?"
Fu Ro a rispondere, con la pragmaticità di chi ha già smesso di piangere sul latte versato.
"Dobbiamo porre fine a questo commercio. I Vearra sono potenti, ma ogni muro ha la sua crepa."
Il capovillaggio annuì lentamente.
"Trovate la crepa" disse. "E troverete come passare il muro."
Samar e gli Uomini della Famiglia Vearra¶
Mentre il gruppo si trovava al villaggio, Samar era rimasto indietro a fare la guardia alle casse, scrivendo con metodica pazienza le sue annotazioni sui suoi quaderni, tenendo traccia degli spostamenti e delle transazioni come solo un mercante di lungo corso sapeva fare.
Fu allora che arrivarono: due uomini a cavallo, con l'andatura tranquilla di chi sa esattamente dove sta andando e non ha fretta di arrivarci. Uno smontò e si avvicinò con la cortesia formale di chi porta un messaggio che non ammette rifiuti.
"Samar Nerek, presumo" disse. "I nostri datori di lavoro comuni vorrebbero ringraziarvi di persona per il servizio reso. C'è una carrozza sulla strada principale ad attendervi."
Samar valutò la situazione con l'occhio freddo di chi ha imparato a sopravvivere contando le uscite prima di entrare in una stanza. Erano in cinque, armati, con l'aria di professionisti. Lui era solo. Seguì, tenendo gli occhi aperti.
Lungo la strada, cercò di sondare i suoi accompagnatori con domande oblique, citando nomi e titoli per vedere quali facce si muovevano. Quando menzionò il nome Vearra, nessuno batté ciglio. Erano uomini abituati a non reagire. Ma Samar notò qualcosa: un movimento dietro una roccia, uno scintillio che scomparve in un istante. Qualcuno li stava seguendo.
La carrozza era ferma sulla strada principale. Samar salì, e le casse vennero caricate. Il viaggio verso Forte Cardo era cominciato, e lui era ufficialmente un ospite non invitato della famiglia Vearra.
L'Inseguimento¶
Quando il gruppo tornò attraverso il portale di Edria e trovò la radura vuota, con solo un bastoncino appoggiato a un sasso a segnare il posto dove Samar era stato, la situazione fu chiara in pochi secondi. Un giovane di nome Rod, mandato da Karl di Canale del Re, emerse da dietro un cespuglio con l'aria di chi ha cercato di nascondersi e non ci è riuscito particolarmente bene.
"Li ho visti portarlo via" disse. "Cinque uomini, un carro. Sono andati verso Forte Cardo."
Ro trasformò la preoccupazione in azione con la velocità di chi non si concede il lusso del panico. Si allontanò dietro un cespuglio e, con la concentrazione silenziosa di chi conosce il prezzo di ogni trasformazione, assunse la forma di un corvo. Le ali nere si aprirono contro il cielo grigio e la druida si alzò in volo, guadagnando quota per vedere più lontano di quanto qualsiasi occhio umano potesse.
Bestia e Orak si misero a correre, tagliando per i sentieri laterali con la velocità di chi non ha bisogno di strade. Flora, Alin e Corus salirono sul carro con il cavallo di Rod, procedendo sulla via principale.
Ro, dall'alto, individuò il carro dei Vearra dopo meno di due ore di volo. Samar era lì, visibile tra le figure degli uomini armati. La druida notò anche qualcosa di più utile: più avanti, la strada girava attorno a un crinale. Chi viaggiava a piedi poteva tagliare dritto e arrivare dall'altra parte prima del carro.
Tentò di lanciare un incantesimo per bloccare i cavalli, ma qualcosa andò storto. Una fitta acuta sopra il becco, gli occhi che si chiusero per un istante, e poi nulla. La corruzione aveva lasciato il suo segno anche in lei: un punto permanente, inciso nell'anima come una firma che non si cancella.
Si ritrasformò in umano nell'oscurità crescente, nascondendosi tra la vegetazione del crinale, e aspettò.
Lo Scontro al Crinale¶
Il carro dei Vearra si fermò in uno spiazzo per la notte. Bestia e Orak arrivarono dal sentiero pedonale, ansimanti ma in tempo. Il gruppo si riunì nell'oscurità, scambiando poche parole sottovoce.
Samar, dall'interno del carro, sentì voci familiari e capì.
Fu il capo della scorta a fare la prima mossa, alzandosi con le mani aperte in un gesto di pace.
"Fermi. Possiamo parlare."
Samar non perse un secondo.
"Allora, li avete eliminati tutti quei maledetti druidi?" chiese, con la voce di chi recita una parte scritta al momento.
"Quasi" rispose Orak, cogliendo al volo il filo.
"Per un quasi, quanti soldi in più abbiamo?" aggiunse Corus, con la stessa naturalezza.
Ma il capo della scorta non era stupido. Tirò fuori una spilletta e disse che sapevano esattamente dove erano stati, con chi, e cosa avevano fatto. Che avevano un contatto. Che Samar era stato portato via perché il gruppo aveva messo i bastoni tra le ruote alla famiglia Vearra.
Fu quella parola legame a far scattare tutto.
Ro lanciò la lancia da dietro, infilzando uno degli arcieri al centro del petto. L'uomo si accasciò in avanti, tenuto su solo dall'asta conficcata nel terreno. Bestia colpì il capo della scorta con un ceffone che aveva la forza di un mulo e la precisione di chi ha fatto questo tutta la vita: l'uomo andò a terra rantolante, le ossa che protestarono rumorosamente. Orak scagliò un muro di fiamme che avvolse il secondo arciere, il quale corse urlando lungo il sentiero verso la strada principale, le fiamme che si spegnevano lentamente mentre l'oscurità lo inghiottiva.
Corus colpì il secondo arciere ferendolo appena. Samar, libero, si avvicinò all'unico sopravvissuto cosciente e gli spiegò, con la calma di chi ha già deciso come andrà a finire, che i druidi erano stati traditori, che erano stati eliminati, e che lui era sopravvissuto grazie al coraggio di questa guardia. Che quando avrebbero consegnato il carico, tutti avrebbero ricevuto quello che spettava loro.
L'uomo annuì, con gli occhi di chi ha capito che non ha scelta.
La Moneta e le Casse¶
Quella notte, accampati nella radura con i cadaveri nascosti tra la boscaglia, Flora si avvicinò alle casse con passo lento. Ne aprì una, e quello che il gruppo vide dentro tolse il respiro.
Il corpo della persona rinchiusa era quasi completamente avvolto da radici. Muschi crescevano tra le dita, tra i capelli, lungo le costole. Era qualcosa che era stato umano e stava diventando qualcos'altro, lentamente, inesorabilmente.
"Queste casse sono persone" disse Flora, con una voce che non aveva più nulla della ladra che era stata. "O almeno lo erano."
Nessuno rispose subito.
Fu allora che Samar svuotò lo zaino per controllare il contenuto, e il calore si fece sentire prima ancora che la moneta fosse visibile. Ro e Orak si scambiarono uno sguardo, poi guardarono lui. La moneta era lì, scura e pulsante, e quando Flora allungò la mano verso di essa le dita si annerirono al contatto, come bruciate da qualcosa che non era fuoco.
"Questa è il vostro legame" disse Flora, ritraendo la mano. "Con le casse. Con il rituale."
Orak ricordò: la moneta era caduta da una delle casse. Forse richiuderla dentro avrebbe contenuto il danno. La misero nella cassa, e il calore si attenuò.
Ro, nel frattempo, sedeva un po' in disparte. Nell'oscurità, i suoi occhi brillavano di una luce sottile, come due stelline conficcate nelle orbite.
"Corruzione temporanea" disse, con la voce di chi cerca di convincere se stessa."Spero."
Nessuno la contraddisse, ma nessuno lo guardò direttamente negli occhi per un bel po'.
Le Porte di Forte Cardo¶
L'indomani, il gruppo raggiunse Forte Cardo con il carro, i cavalli requisiti e il peso silenzioso di tutto quello che avevano visto e fatto. Alle porte della città, un funzionario li fermò per il controllo di routine.
Samar presentò il lasciapassare che avrebbe dovuto garantire loro l'ingresso libero per un anno. Il funzionario lo esaminò, poi scosse la testa.
"Le regole sono cambiate. Non vale più."
Bestia aprì la bocca, e per un momento sembrò che stesse per dire qualcosa che avrebbe reso la situazione molto più complicata. Ro lo fermò con uno sguardo. Samar pagò la tassa, annotando mentalmente il nome del funzionario con la precisione di chi sa che i conti si regolano sempre, prima o poi.
Quando finalmente le porte si aprirono e il carro avanzò tra le strade di Forte Cardo, il gruppo portava con sé più di quanto avesse portato all'andata: casse con dentro ciò che era stato umano, una moneta corrotta nascosta nel legno, i segni della corruzione impressi su Bestia e Ro, e la consapevolezza che il cerchio spezzato aveva lasciato qualcosa di libero nel mondo che prima era tenuto in catene.
Qualcosa che adesso cercava un nuovo posto dove raccogliersi.