La Foglia Spezzata¶
20.2.2026
L'Incontro con i Custodi¶
La notte pesava come pietra sul Canale del Re quando i Custodi del Giuramento Verde si avvicinarono al tavolo del gruppo. Edria, la donna che guidava i tre, aveva un portamento che tradiva anni di disciplina e convinzione. Accanto a lei, Tarom e Lissu completavano il trio: abiti da viaggio di fattura pregiata, simboli nascosti all'interno delle vesti — una foglia con una spaccatura al centro, identica al sigillo che aveva accompagnato la loro missione fin dall'inizio.
Chorus si accovacciò sulla sedia con i piedi, osservando i nuovi arrivati con la diffidenza silenziosa di chi ha imparato a leggere le persone prima ancora che aprano bocca. Ro si presentò con la naturalezza di chi è abituato a trattare con sconosciuti. Bestia alzò la zampa come per salutare, poi si accorse che nessuno aveva chiesto nulla e la riabbassò. Quando fu il turno di Samar, Edria spostò lo sguardo con un'espressione che era quasi fastidio — il tipo di fastidio che si riserva a qualcuno di cui si conosce già la reputazione.
Edria parlò con la precisione di chi ha scelto ogni parola in anticipo. Il loro ordine era diviso: una fazione aveva scelto di sfruttare antichi rituali per fini commerciali, corrompendone l'essenza originaria. L'altra — quella rappresentata da Edria — cercava di riportare l'equilibrio. Non erano ben visti nel Canale del Re, ma avevano il lascia passare per sorvegliare i carichi. E quei carichi, spiegò, contenevano qualcosa che non avrebbe dovuto esistere in quella forma.
"Quelle persone nelle casse" disse Edria "hanno scelto di essere lì invece di essere in posti peggiori o morti. Criminali, disperati, gente senza alternative".
"Non è una scelta" replicò Ro, con una voce piatta come la lama di un coltello.
Il rituale originale, spiegò Edria, risaliva a centinaia di anni prima. Era stato concepito per distribuire il peso della corruzione accumulata nei cerchi spezzati, luoghi antichi dove l'oscurità si era condensata fino a poter risvegliare abomini di proporzioni terribili. Persone capaci di sostenere quel peso lo portavano con sé, passandolo ai successori come un fardello sacro. Ma qualcuno aveva modificato il rituale. Mercanti di alto livello, nobili con troppo denaro e troppa ambizione, avevano trasformato quella pratica in un commercio. Le persone nelle casse erano destinate a Forte Cardo, ordinate come merci da catalogo.
"Il rituale è reversibile" disse Edria "ma non è semplice".
"Allora perché non lo fate voi?" chiese Alin, con la franchezza tagliente di chi non ha pazienza per le mezze misure.
Edria non rispose subito. Spiegò invece che il loro gruppo era in minoranza, che i Custodi fedeli alla corruzione del rituale erano più numerosi e meglio finanziati. Avevano bisogno di qualcuno dall'esterno, qualcuno con la reputazione e le capacità del gruppo.
Orak controllò l'aura dei custodi, cercando di leggere la sincerità di Edria. Qualcosa nella donna sembrava genuino, anche se le informazioni erano frammentarie e le lacune numerose. Edria aveva parlato con una franchezza disarmante, quasi come se non avesse nulla da nascondere, o come se sapesse che nascondere qualcosa sarebbe stato inutile.
Il Piano nella Notte¶
Dopo che i Custodi si congedarono con l'invito a ritrovarsi fuori dal Canale del Re quella stessa notte, il gruppo si ritirò a discutere. La donna nella cassa, quella che avevano già aperto durante la consegna,era ancora lì nel magazzino sorvegliato. Liberarla era la priorità immediata.
Ro studiò la struttura del magazzino con occhi abituati a leggere la natura anche nelle costruzioni umane. Il capanno era di legno spesso, addossato a una parete di roccia naturale, con un unico ingresso sorvegliato. Le feritoie in alto erano strette, ma abbastanza per far passare qualcuno di piccolo, o per far lavorare la magia giusta.
La strega si concentrò, cercando nella propria mente il modo di parlare ai rampicanti che crescevano lungo la parete di roccia. Non era il suo metodo abituale, e la prima volta il rituale le sfuggì di mano come acqua tra le dita. Ci riprovò, rimodellando l'intenzione, trovando il filo sottile che collegava la sua volontà alla vita silenziosa della pietra e del legno. Le assi si scostarono con un crepitio soffice, aprendo uno spazio nell'angolo più nascosto del magazzino, vicino alla parete di roccia.
Bestia si posizionò tra le guardie e il punto di accesso, con la nonchalance di un orco che ha imparato che la sua sola presenza è sufficiente a distrarre. Corus lo affiancò, trasformando la distrazione in teatro: lamentele sulla vestaglia troppo piccola, commenti sulla qualità del servizio, una performance di ubriachezza bonaria che tenne gli occhi delle guardie lontani dal magazzino abbastanza a lungo.
Alin e Orak scivolarono dentro attraverso l'apertura. Il buio era quasi totale, sagome di casse, odore di legno e qualcosa di più antico, più pesante. Aprirono la cassa, riempiendola con pietre e detriti raccolti nei dintorni, cercando di pareggiare il peso. Poi guidarono fuori la donna, Ira, come avrebbe detto lei stessa più tardi, avvolta in un mantello improvvisato.
Orak, sorpresa all'interno del magazzino da una guardia che rientrava, improvvisò la parte della spazzina notturna, scopa in mano, sguardo vacuo, movimenti meccanici, finché non fu trascinata fuori per la collottola e buttata in strada con un calcio. Si rialzò con dignità, borbottando di voler solo lavorare.
Corus, nel frattempo, aveva trasformato la distrazione in una rissa a quattro contro uno. Bestia non lascia gli amici in difficoltà e stese con una manata una delle guardie. Quando Samar intervenne a placare gli animi con la promessa di scuse e la proposta di lasciarsi da gentiluomini, Bestia rimise in piedi il tizio che aveva steso con una manata alla collottola, con la cortesia genuina di qualcuno che non capisce perché gli altri si offendano così facilmente.
Ira e la Corruzione che Germoglia¶
Riuniti fuori dal magazzino, il gruppo osservò Ira con attenzione crescente. La donna era più sveglia di quanto si aspettassero — non guarita, ma più presente. Camminava, rispondeva a comandi semplici, e le piante lungo il suo cammino avvizzivano in un tempo troppo rapido per essere naturale. Non le faceva del male, ma qualcosa in lei consumava la vita intorno a sé, come una fiamma che brucia l'aria.
Bestia notò che il manico di un piccone appoggiato al muro stava germogliando. Disse niente, ma il pensiero era chiaro nei suoi occhi: era meglio allontanarsi presto.
Chorus sentì qualcosa di diverso. Quando si avvicinò a Ira, una vampata secca di calore le arrivò dalla direzione della donna — non fuoco, non febbre, ma qualcosa di più profondo, come il respiro di un cerchio spettato che pulsava attraverso la carne di un essere umano. La strega si voltò verso Samar con uno sguardo interrogativo, poi decise di tenere la cosa per sé. Non sapeva ancora come nominarla.
Ira alzò lo sguardo verso di loro. — Chi siete voi?
— Sono Ro.
— Alin.
— Orak. Stai meglio.
— Ho delle voci nella testa — disse Ira, con la semplicità di chi ha smesso di trovare la cosa straordinaria.
— E chi non ce le ha? — rispose Orak.
Alin si offì per portare la donna fuori da Canale del Re all'incontro con i Custodi. Ira cominciò ad agitarsi, a urlare frasi senza senso — Non è così! Non è questo il posto! — con una voce che tagliava il silenzio della notte come una lama. Alin reagì d'istinto, trasformando la scena in un litigio familiare, recitando la parte del fratello esasperato con una convinzione che avrebbe potuto ingannare chiunque non stesse guardando troppo da vicino. Le guardie accorse si convinsero abbastanza da lasciarli andare, anche se con sguardi sospettosi.
Il Contratto e la Doppia Lealtà¶
La mattina portò con sé Calder Morian, il mercante che aveva commissionato la consegna originale. Era fuori dalla locanda ad aspettarli, con due delle guardie malmenate la sera prima — un occhio nero, sguardi bassi. Propose duecento talleri per scortare le casse a Forte Cardo, consegnarle alla casata Veara, e non fare domande.
Samar firmò il contratto con la naturalezza di chi ha già deciso cosa fare con esso. Poi sollevò la questione del peso delle casse, una era chiaramente più leggera delle altre, e Calder Morian aprì la cassa per trovare pietre e detriti al posto del contenuto originale. Il silenzio che seguì fu pesante come granito. Il mercante guardò le due guardie con uno sguardo che avrebbe potuto uccidere. Le guardie guardarono per terra.
"Il contratto è stato siglato per una consegna, non per la quantità di carico" disse Samar, con la calma di chi ha già vinto la discussione.
Calder Morian incassò il colpo con la grazia di un uomo abituato a perdere battaglie minori per vincere guerre più grandi. Consegnò venti talleri come anticipo e li lasciò andare, con la promessa del resto a missione compiuta.
La Scelta del Cerchio¶
Fuori dal Canale del Re, lontano da orecchie indiscrete, il gruppo si riunì con Edria e i suoi. La discussione fu lunga e a tratti aspra. I Custodi volevano che il gruppo si dirigesse immediatamente al cerchio spezzato, un cerchio minore, dissero, una prova per valutare le loro capacità. Il rituale richiedeva la presenza di Ira, ma non poteva essere compiuto con più di un soggetto corrotto nelle vicinanze.
Ro non era convinta. Corus era pragmatico. Bestia era silenziosa, ma il pensiero delle persone nelle casse rimaste, pesava nei suoi occhi come ferro.
"Se non le portiamo noi, le porterà qualcun altro" disse Alin. "E allora non le vedremo più."
"Abbiamo un contratto" disse Samar. "E abbiamo contatti a Forte Cardo. Il sindaco Mezzanotte potrebbe mettere le casse in custodia senza che finiscano nelle mani sbagliate".
Edria ascoltò, poi rivelò l'ultima carta: i Custodi possedevano un rituale di spostamento, un passaggio già preparato, praticamente istantaneo, che li avrebbe portati al cerchio spezzato e poi riportati indietro. Non poteva essere replicato altrove, ma poteva essere usato subito.
Il gruppo deliberò. Alla fine, la logica prevalse sulla diffidenza: avrebbero usato il passaggio dei Custodi per raggiungere il cerchio, completato la prova, e poi si sarebbero diretti a Forte Cardo con le casse, dove i contatti con il sindaco avrebbero potuto garantire che il carico non finisse nelle mani della casata Veara senza ulteriori garanzie.
"Abbiamo un patto" disse Ro.
Edria annuì. "Evidentemente sì".
Verso il Cerchio Spettato¶
Il passaggio li condusse in un anfratto nascosto ai margini di quella che un tempo era stata una necropoli sotterranea. Le rovine erano antiche, pietra consumata da secoli di umidità e radici, ma al centro della camera sotterranea c'era qualcosa di più recente: pile di pietre disposte in cerchio, incise con rune che chi conosceva i rituali riconosceva immediatamente come parte di un sistema di contenimento.
Ro le studiò in silenzio. Non sapeva che tipo di rituale fosse stato compiuto lì, ma sentiva il peso di ciò che quelle pietre avevano assorbito nel tempo, corruzione stratificata come sedimenti sul fondo di un lago oscuro.
Ira, accanto a loro, sembrava più sveglia che mai. Si teneva la testa con una mano, come se cercasse di contenere qualcosa che premeva dall'interno. Edria la guardò con un'espressione che era insieme rispetto e dolore.
"Il rituale purtroppo è troppo in profondità per poter fare qualcosa di utile ormai" disse la Custode, rispondendo alla domanda non ancora formulata di Orak.
Il cerchio li aspettava. Qualunque cosa contenesse, qualunque prova li attendesse al di là di quelle pietre rinate, il gruppo si avvicinò insieme, mercante e strega, orco e goblin, ranger e mistico, portando con sé il peso di scelte già fatte e di quelle ancora da compiere, in un mondo dove la corruzione non chiedeva il permesso e la foresta non dimenticava mai.