Vecchi Compagni¶
30.1.2026
Orak¶
La sera calava su Forte Cardo come un sudario grigio, portando con sé l'odore di pioggia e fango che permeava le strade della periferia settentrionale. Orak si aggirava per le vie della città con lo sguardo perso, cercando di ricostruire i frammenti di una memoria che sembrava sfuggirgli come sabbia tra le dita. Le guardie al cancello lo avevano riconosciuto, ma lui non ricordava nulla di loro, né del gruppo con cui aveva viaggiato, né della corona di cui tutti parlavano con timore reverenziale.
"Samar," aveva mormorato una delle guardie, guardandosi attorno con nervosismo. "Ro. Corus. E quell'orco... Bestia." I nomi risuonavano nella sua mente come echi di un sogno dimenticato, ma non riusciva ad afferrarli completamente. Qualcosa era andato storto, qualcosa di terribile era accaduto dopo il loro ritorno dal Davokar, ma cosa?
Samar¶
Quando la lettera era arrivata, sigillata con cera verde e il simbolo di una foglia crepata, Samar aveva subito riconosciuto l'opportunità. Il mercante ambriano aveva passato gli ultimi mesi a riorganizzare gli affari di famiglia, tenendo a bada il cugino e la sorella troppo intraprendente e gestendo i carichi che si accumulavano nei magazzini. Ma l'inquietudine lo rodeva: era troppo tempo che non viaggiava, troppo tempo che non sentiva il richiamo della strada e dei profitti che essa prometteva.
La lettera di Edric Valcone era stata chiara: un carico delicato, discrezione assoluta, compenso equo. E quella moneta... quella maledetta moneta di rame incrostata di nero che era caduta dalla busta, fredda al tatto come ghiaccio che non si scioglieva mai. Samar l'aveva studiata a lungo, riconoscendo in essa qualcosa di antico, qualcosa che veniva dal cuore oscuro del Davokar.
Ro e Bestia¶
Nel villaggio ai margini della foresta, Ro aveva accolto la notizia con il suo solito scetticismo. La giovane donna aveva imparato a diffidare delle promesse facili, specialmente quando coinvolgevano mercanti e carichi misteriosi. Ma quando aveva visto Bestia trottarellare felice verso il carro del messaggero, il suo cuore si era ammorbidito. L'orco aveva sofferto abbastanza nella sua vita; se un viaggio poteva renderlo felice, forse valeva la pena rischiare.
"Samar ha chiesto di voi," aveva detto il messaggero, un uomo di mezza età vestito con abiti da viaggio ben tenuti. La sua reazione alla vista di Bestia era stata quella tipica di chi non era abituato a creature come lui: un momento di stupore, seguito da una cauta accettazione quando l'orco aveva stretto la sua mano con delicatezza inaspettata.
Alin¶
Alin era arrivata alla locanda di Samar con il suo solito senso teatrale, vestita in modo impeccabile, l'ombrellino chiuso con grazia. Solo quando aveva chiuso la porta dietro di sé, i suoi capelli erano tornati al loro nero naturale, gli occhi avevano ripreso il loro colore vero. Essere un changeling a Yndaros significava vivere sempre mascherati, sempre attenti a non rivelare la propria vera natura.
La proposta¶
"Potrebbe esserci un'interessante proposta," aveva detto Samar, mostrando la lettera. "Un nuovo viaggio."
"Ho bisogno di una nuova governante," aveva risposto Alin con un sorriso ironico. "Mi hanno detto che le governanti vanno pagate."
Ma sotto la leggerezza delle parole, c'era tensione. Tutti loro avevano sentito parlare del Canale del Re, quel luogo abbandonato dove la legge non arrivava e dove i mercanti con carichi controversi si incontravano nell'ombra. E quella moneta corrotta... quella era un segno che non poteva essere ignorato.
Corus era emerso dall'ombra con il suo solito tempismo perfetto, facendo sobbalzare tutti. Il barbaro mercenario aveva imparato l'arte della discrezione nei suoi anni di servizio, e la sua presenza silenziosa era tanto inquietante quanto utile.
"La prossima volta manderò un araldo ad annunciarmi," aveva detto con il suo caratteristico sarcasmo. "Pensavo che la mia fama mi precedesse, ma evidentemente non è sempre così."
Quando Orak era finalmente arrivato, guidato dal messaggero attraverso le strade di Yndaros, il gruppo si era riunito di nuovo. Il goblin aveva guardato i suoi vecchi compagni con occhi che non ricordavano, ma che sentivano qualcosa di familiare in loro.
"Quindi voi mi conoscete tutti?" aveva chiesto, la voce piena di confusione e speranza.
"Ma certo, piccoletto!" aveva risposto Bestia, guardandolo dall'alto dei suoi due metri e trenta di altezza.
Al Cervo Stanco¶
Il giorno seguente la riunione al Cervo Stanco era stata tesa fin dall'inizio. Edric Valcone era arrivato con l'aria di chi aveva viaggiato troppo e dormito troppo poco, ma i suoi occhi erano vigili, attenti a ogni dettaglio. Accanto a lui, Elindra, una donna corpulenta sulla quarantina con la spilla della gilda dei mercanti, emanava un'autorità silenziosa.
"Il carico è delicato," aveva spiegato Edric, le parole scelte con cura. "Non va aperto, non va danneggiato, e soprattutto non va benedetto in alcun modo."
"Non va benedetto?" aveva chiesto Ro, aggrottando la fronte. "Perché?"
"E se sentiste muoversi qualcosa all'interno," aveva continuato Elindra, ignorando la domanda, "ignoratelo semplicemente."
Il viaggio attraverso le strade fangose di Yndaros fino al magazzino era stato silenzioso. Orak aveva sentito crescere dentro di sé una sensazione strana, un disagio che non riusciva a spiegare. L'aria sembrava pesante, carica di una tensione che gli ricordava momenti di pericolo passati, anche se non riusciva a ricordarli chiaramente.
Il magazzino era un edificio anonimo alla periferia della città, il tipo di posto dove nessuno faceva domande. All'interno, illuminate dalla luce fioca delle lanterne, c'erano tre casse di legno, alte quanto una persona, coperte di rune intricate che correvano lungo i bordi.
Ro si era avvicinata per prima, cercando di usare la sua conoscenza delle bestie per capire cosa ci fosse dentro. Ma quello che aveva percepito non era un animale. Era qualcosa di diverso, qualcosa di antico. L'odore di terra bagnata e resina forte riempiva l'aria, e più si avvicinava alle casse, più sentiva una strana sensazione di calma, quasi innaturale.
"Non sono bestie," aveva mormorato, guardando gli altri. "È qualcosa d'altro."
Alin aveva studiato le rune con attenzione, cercando di decifrare il loro significato. Aveva conoscenza di lingue e artefatti, ma quelle incisioni erano diverse da tutto ciò che aveva visto prima. Erano antiche, potenti, e emanavano un'aura che la faceva sentire a disagio.
Orak aveva chiuso gli occhi, concentrandosi. Quando li aveva riaperti, aveva visto l'aura che circondava le casse: verde scuro con macchie viola preponderanti. La moneta che Samar aveva mostrato loro aveva un'aura simile, ma meno intensa. Corruzione. Non c'era dubbio.
"Cosa c'è dentro?" aveva chiesto Alin, la voce tagliente.
"È un carico vivo," aveva risposto Elindra, le braccia conserte. "Ma non è pericoloso."
"Non è pericoloso," aveva ripetuto Ro con sarcasmo, "ma non possiamo aprirlo per il nostro bene. E se si muove, dobbiamo ignorarlo."
"Non credo di voler accettare di portare un animale in gabbia per sollazzare dei nobili," aveva detto Alin, la voce fredda.
"Queste supposizioni sono fuori luogo," aveva replicato Elindra. "Quello che c'è lì dentro ha scelto di essere lì. Non c'è stata coercizione."
"I miei genitori dicevano che avevo scelto di stare in cantina," aveva risposto Alin con amarezza. "Non mi fido della gente che decide che un altro sceglie di stare in una gabbia."
Il gruppo si era allontanato per discutere in privato. Le voci erano basse, ma la tensione era palpabile.
"Non mi piace affatto," aveva detto Ro. "Usare cose così antiche... Ma forse è meglio che siano sotto il nostro controllo piuttosto che sotto quello di qualcun altro."
"Esatto," aveva concordato Orak. "E forse potremmo scoprire cosa c'è nelle casse e decidere poi cosa fare."
"Se in quelle casse ci fosse una creatura viva che non è contenta di dove sta andando," aveva detto Bestia, guardando Samar con i suoi occhi scuri, "cosa ne dovremmo fare?"
"Quando il nostro cliente la tirerà fuori, lo scopriremo e potremo decidere," aveva risposto il mercante. "Ma per ora, non sappiamo abbastanza."
"Noi non facciamo schiavi," aveva dichiarato Ro con fermezza. "Non facciamo vendita di esseri viventi di qualsiasi genere. Se è un mostro, lo ammazziamo. Ma non lo trattiamo come merce."
"Se le persone che vogliono queste casse sono malvagie," aveva argomentato Samar, "dovremmo comunque scoprire chi sono. E se sono così stronzi, perché non rubargli un po' di soldi? Farci pagare e poi decidere il da farsi."
Corus aveva annuito. "È un'avventura interessante. E sapere che tipo di traffici si fanno in queste zone è comunque utile."
Quando erano tornati da Edric ed Elindra, Samar aveva assunto la sua migliore espressione da mercante. "Siamo giunti a una decisione. I miei amici sono un po' perplessi, creature viventi, animi sensibili. Ma per il venti percento in più di quanto offrite, sono certo che i loro scrupoli saranno superati."
Edric aveva guardato il gruppo con occhi stanchi ma comprensivi. "Sappiate comunque, e questo è molto importante, che quello che c'è lì dentro ha scelto di essere lì. Non ve lo dico per convincervi, ma perché è la verità."
"Solo una domanda," aveva insistito Samar. "Se per sfortuna qualcuno dovesse danneggiare una delle casse, corriamo un pericolo?"
Elindra aveva esitato. "Vi consiglio di fare tutto il possibile perché questo non accada."
Mentre Samar negoziava i dettagli del contratto, Orak e Alin si erano diretti verso la biblioteca più vicina. Il goblin sentiva che c'era qualcosa di importante che doveva capire, qualcosa legato alle benedizioni e alla magia che proteggeva quelle casse.
I libri della biblioteca di Yndaros, anche se non avevano racchiusa la conoscenza dell'ordo magica, avevano qualche nozione utile: le benedizioni venivano utilizzate per proteggere oggetti o persone dalla corruzione o da elementi esterni corrotti. Se quelle casse non dovevano essere benedette, significava che la benedizione avrebbe interferito con la magia che le proteggeva. O forse... avrebbe liberato ciò che era dentro.
Nel frattempo, Ro e Bestia avevano esplorato la città. Yndaros era un luogo di contrasti: ricca e povera, accogliente e ostile. Quando si erano avvicinati a certi quartieri, le guardie li avevano fermati.
"È meglio che stiate alla larga da questo posto," aveva detto una guardia, la mano sulla spada. "Non è un luogo per gente come voi."
"E se dovessimo decidere di andare di là, invece?" aveva chiesto Bestia, la voce calma ma ferma.
"Credo che verrete fermati e arrestati."
Ro aveva riso, un suono aspro e privo di umorismo. "Non sanno cosa si perdono. Andiamo, dai."
Mentre si allontanavano, Bestia aveva guardato indietro verso le guardie. "Non ho capito come pensavano di fermarci. Forse c'erano altri nascosti da qualche parte."
La notte era scesa su Yndaros quando il gruppo si era riunito di nuovo. Avevano accettato il lavoro, ma con riserve. Il giorno dopo sarebbero partiti per il Canale del Re, portando con sé tre casse sigillate che contenevano... cosa? Creature del Davokar? Artefatti corrotti? Qualcosa di peggio?
L'alba li trovò pronti a partire. Il carro era stato preparato, le casse caricate con cura. Quando le avevano sollevate, non avevano potuto fare a meno di notare il peso: tra gli ottanta e i cento chili ciascuna, come il peso di una persona.
Ma era quando si erano avvicinati che avevano sentito qualcosa che aveva gelato il sangue nelle loro vene: un respiro lento e costante che veniva dall'interno delle casse. Non il respiro di un animale, ma qualcosa di più profondo, più antico, più... umano.
"C'è qualcuno dentro," aveva sussurrato Alin, il volto pallido.
"O qualcosa," aveva aggiunto Orak, la sua vista stregata ancora attiva, vedendo l'aura verde e viola pulsare in sincronia con quel respiro.
Samar aveva stretto i denti. "Abbiamo accettato il lavoro. Portiamo le casse al Canale del Re, scopriamo chi le vuole e perché, e poi decidiamo cosa fare."
"E se quello che c'è dentro non vuole essere lì?" aveva chiesto Bestia, la voce piena di un dolore antico, il ricordo del collare che aveva portato per anni ancora vivo sulla sua pelle.
"Allora lo libereremo," aveva risposto Ro con fermezza. "Ma prima dobbiamo sapere cosa stiamo liberando."
Il carro si era mosso lentamente attraverso le strade di Yndaros, diretto verso nord. Le casse erano state sistemate verticalmente, coperte da teli per proteggerle dalla pioggia che aveva iniziato a cadere. Ma sotto quei teli, nel buio delle casse sigillate, qualcosa respirava. Qualcosa aspettava.
E mentre il gruppo lasciava la città alle spalle, diretti verso il Canale del Re e verso un destino ancora sconosciuto, nessuno di loro poteva scuotere la sensazione che stavano trasportando qualcosa di molto più pericoloso di quanto Edric ed Elindra avessero ammesso. La corruzione aveva un modo di diffondersi, di contaminare tutto ciò che toccava. E loro, volontariamente, stavano portando quella corruzione attraverso le terre di Ambria.
Il Davokar li aveva cambiati tutti, in un modo o nell'altro. Avevano visto cose che nessun uomo dovrebbe vedere, avevano toccato artefatti che avrebbero dovuto rimanere sepolti. E ora, mentre la pioggia cadeva e le ruote del carro affondavano nel fango, si stavano dirigendo verso un altro mistero, un altro pericolo.
Ma questa volta, erano determinati a scoprire la verità. Anche se quella verità li avrebbe portati di nuovo nell'oscurità, anche se avrebbe risvegliato ricordi che alcuni di loro avevano dimenticato, anche se avrebbe messo alla prova la loro lealtà e il loro coraggio.
Perché nel mondo di Symbaroum, la verità era sempre più oscura di quanto si potesse immaginare, e il prezzo per scoprirla era spesso più alto di quanto si fosse disposti a pagare.