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Ro degli Zarek, Figlia della Selva

Ro è nata sotto il canto cupo del Davokar, quando le nebbie si attardavano tra le radici come spiriti. Figlia del capo tribù degli Zarek, è cresciuta con il peso silenzioso delle aspettative sulle spalle e la libertà selvaggia della foresta nel sangue. Fin da bambina preferiva la compagnia delle bestie a quella degli uomini: ascoltava il linguaggio dei corvi, seguiva le piste dei cervi, restava immobile per ore a osservare il lento respirare del bosco. Gli anziani dicevano che fosse una Figlia della Natura prima ancora di conoscere le parole.

Ro

Tenace e rapida, imparò presto a maneggiare le armi ad asta, trasformando il bastone rituale in un'estensione del proprio corpo. Ma fu la stregoneria a reclamarla davvero. Sotto la guida delle mistiche della tribù apprese a percepire il flusso sottile che attraversa cortecce e ossa. Quando mutava forma, lo faceva senza esitazione, in ogni pelle trovava un frammento di verità.

Eppure, essere figlia del capo significa anche essere lama e scudo della propria gente. Ro conosce il peso delle decisioni prima ancora di averne il diritto.

Quando l'orco chiamato Bestia emerse ai confini del territorio Zarek, era poco più di una leggenda fatta carne: cicatrici, catene spezzate, occhi troppo chiari per un mostro. Il Consiglio dei Saggi vide in lui solo un presagio di rovina. Ro vide altro. Vide una creatura smarrita, un predatore che non comprendeva la propria fame.

Si pose tra le lance e il gigante senza chiedere permesso. Appoggiò la mano sul suo petto martoriato e ascoltò. Non il battito della furia, ma quello della paura.

La sua scelta spezzò l'equilibrio della tribù. Il Consiglio impose un vincolo severo: se l'orco avesse ceduto ancora alla nebbia rossa, la colpa sarebbe ricaduta su di lei. Non solo come mistica, ma come figlia del capo. Ro accettò. Non per ribellione, ma per coerenza con ciò che è: colei che riconosce la vita anche dove altri vedono solo minaccia.

Da allora camminano insieme.

Ro è gli occhi e l'istinto. Percepisce il mutare dell'aria prima che la tempesta si levi, conosce le bestie e parla ai loro spiriti. Quando la furia sale in Bestia come un incendio senza vento, lei lo riporta indietro con un tocco, uno sguardo, un richiamo basso e fermo. Nelle sue forme animali lo guida attraverso il Davokar, silenziosa e vigile.

Bestia è il braccio e il muro. La protegge con devozione assoluta, come se in lei avesse ritrovato la casa perduta, la voce che gli dice "bravo" senza paura. Accanto a Ro, non è schiavo né gladiatore: è forza al servizio di una volontà più grande.

La tribù osserva, divisa tra timore e rispetto. Alcuni sussurrano che Ro stia sfidando il destino; altri vedono in lei la futura guida capace di cambiare gli Zarek. Lei non cerca né l'una né l'altra cosa.

Cammina, ascolta, decide.

Ro non combatte per gloria. Combatte perché il Davokar è vivo, e ciò che è vivo merita di essere compreso prima di essere abbattuto.

E se il prezzo di questa convinzione è portare sulle proprie spalle il peso della furia di un orco, allora lo farà. Con radici salde nella terra e lo sguardo rivolto alle ombre tra gli alberi.