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Corus

Origini e Infanzia

Corus non è molto diverso dagli altri barbari: la sua vita è fatta di sangue, sudore, acciaio e brevi momenti di felicità, in un mondo dove la corruzione avanza e la vita ai margini del Davokar si fa sempre più difficile.

Nato tra le ultime braci del clan Kadiz, dopo la sconfitta subita dagli ambriani, Corus cresce in un piccolo gruppo che rifiuta la “civiltà” ambriana, scegliendo la via della sopravvivenza tra stenti e pericoli. In questo ambiente ostile, si distingue come il più forte della sua generazione, diventando un punto di riferimento per i suoi compagni e un deterrente per i nemici.

Il Guerriero e il Sogno

Quando non è impegnato a difendere il suo gruppo, Corus addestra i giovani guerrieri e guida la ricerca di un luogo sicuro dove vivere. Di tanto in tanto parte come mercenario, per procurare ciò che serve alla sopravvivenza della sua “famiglia”.

Ogni volta che si prepara a partire, un giovane del gruppo lo sfida: “Portami con te!” E ogni volta Corus posa la sacca, sfodera la spada e risponde: “Solo se riuscirai a colpirmi prima che io ti atterri.” Il ragazzo si avvicina sempre di più, ma finisce sempre a terra, la spada immacolata. “La prossima volta ce la farò, diventerò un guerriero più grande di te e il mio nome sarà conosciuto in tutta Ambria!” Corus sorride, uno dei pochi sorrisi che si concede: “Allenati ancora, e la prossima volta ce la farai. Sarà il primo passo per realizzare il tuo sogno.”

La Fine del Clan

Un giorno, dopo una lunga assenza, Corus torna e trova solo cenere e rovine: i predoni hanno approfittato della sua lontananza. Senza maledire gli dèi o meditare vendetta, seppellisce uno a uno i suoi compagni, lasciando con loro tutto ciò che aveva raccolto per la loro sopravvivenza.

Per ultimo trova il giovane sfidante, caduto vicino ai corpi di due nemici, la spada ancora in pugno, trafitto dalle frecce. “Era migliorato ancora, questa volta avrebbe davvero potuto colpirmi,” pensa Corus, mentre una lacrima solitaria gli solca il viso.

Rinascita

Sulla lapide incide il nome del ragazzo e abbandona per sempre il proprio. Decide di farsi carico delle speranze del giovane amico e di realizzarle, ingannando il destino che li ha spezzati.

Corus si rimette la sacca in spalla e si avvia verso la civiltà: è tempo di trovare compagni e grandi imprese da compiere. Perché, a meno che non si chiami Conan, nessuno scrive canzoni su un barbaro solitario.